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	<title>Rubriche Alta Rezia News</title>
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	<description>Rubriche dal cuore della Alpi</description>
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		<title>Primavera: stagione della rinascita</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 16:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Periodo ottimo per depurarsi e riprendere le attività sportive]]></category>

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		<description><![CDATA[La primavera porta con sé un periodo molto importante che interessa l’intera natura e con essa l’uomo. Fuori di noi vi è la rinascita delle specie vegetali, la ripresa del ciclo creativo, come se la natura ritrovasse espressione ed energia. Così avviene anche nel nostro organismo, vi è una ripresa, una naturale tendenza a riattivarsi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La primavera porta con sé un periodo molto importante che interessa l’intera natura e con essa l’uomo. Fuori di noi vi è la rinascita delle specie vegetali, la ripresa del ciclo creativo, come se la natura ritrovasse espressione ed energia. Così avviene anche nel nostro organismo, vi è una ripresa, una naturale tendenza a <span id="more-496"></span>riattivarsi, a consumare energia, a scaricare le tossine che abbiamo accumulato durante l’inverno.<br />
Per questo la cultura e medicina popolare ha sempre associato a questa stagione il prendersi cura del proprio corpo e soprattutto dedicarsi alla depurazione, alla disintossicazione. In medicina mediterranea (intendendo con tale termine la nostra tradizione) come del resto anche nella medicina cinese, si associa tale stagione al fegato, principalmente, ma anche a tutti gli altri organi emuntori, ossia quelli che si occupano di filtrare e scaricare le tossine (reni, vescica, intestino, pelle, polmoni, sistema linfatico). Per questo in primavera si cerca di dare una mano a tali organi intervenendo con piante, fiori, preparati omeopatici e soprattutto regolando la propria alimentazione in modo da diminuire anche il sovraccarico tossinico.<br />
I cibi più pesanti vengono limitati o accantonati, soprattutto proteine d’origine animale, latticini, grassi, insaccati, preferendo verdura e frutta, carboidrati, magari del pesce, condimenti vegetali. Molto usate sono le insalate di tarassaco, raccolte direttamente nei prati, rimedio popolare come del resto tisane o preparati a base di Carciofo, Cardo Mariano, Tarassaco, Ginepro, Ortica, Linfa o foglia di Betulla, per parlare di alcune tra le tante piante utilizzate.<br />
In primavera è bene riprendere a fare esercizio all’aria aperta, magari nei boschi, nei parchi, senza esagerare, con gradualità, preferendo attività blande, aerobiche, semplici. E’ un periodo ottimo anche per “iniziare” qualcosa d’importante, che ci cambi la vita, ad esempio smettere di fumare, di bere, ricominciare a fare ciò che si era lasciato perdere.<br />
Infine è un periodo in cui, chi frequenta i boschi, sa che la vita degli esseri elementali che li abitano riprendono, ed allora, soprattutto all’alba ed al tramonto, vagabondare tra alberi e sentieri è modo per avvertire il loro lavorio, la loro energia, ed assaporare la loro saggezza.</p>
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		<title>I cicli della Luna nella vita quotidiana</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 09:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica benessere]]></category>
		<category><![CDATA[La luna ci fa conoscere]]></category>

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		<description><![CDATA[In passato ogni aspetto della vita ordinaria veniva compiuto in conformità alla posizione della luna in cielo. Alcune cose erano poste in essere in luna nuova o piena, altre in luna calante, altre ancora in luna crescente. Vi era una saggezza popolare che consigliava cosa, quando e come realizzare la maggiorparte delle opere umane. Cosa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In passato ogni aspetto della vita ordinaria veniva compiuto in conformità alla posizione della luna in cielo. Alcune cose erano poste in essere in luna nuova o piena, altre in luna calante, altre ancora in luna crescente. Vi era una saggezza popolare che consigliava cosa, quando e come realizzare la maggiorparte delle opere umane. Cosa, come e quando: non perché. Si, il perché veniva lasciato perdere in quanto la saggezza suggeriva che ciò che contava, nell’esperienza della vita vissuta, era il risultato, ed esso parlava chiaro. Ad un certo punto la scienza moderna che poggia sulla logica illuministica ha preso il sopravvento e da allora ciò che conta è il perché? Ci si arrabatta continuamente a cercare la causa e si è persa, invece, quella bellissima facoltà che è <span id="more-494"></span>la saggezza, la capacità di cogliere nei cicli della natura le regole che scandiscono la vita e di conseguenza saper operare in loro conformità. Ciò che conta, per il saggio, è cosa viene ad essere influenzato e come, in modo da poter godere delle forze in movimento. Ciò significa lasciarsi trasportare dal vento e dalla corrente e non cercare di risalire il fiume o combattere la forza che spira contraria. Il saggio sa, infatti, trarre massimo vantaggio dalle circostanze, perché ne conosce le regole, i movimenti, ed a lui non interessa il perché agiscono così.<br />
Nella medicina naturale dovrebbe essere riscoperta ed utilizzata quest’antica tradizione che conosce come la natura si muove, e di conseguenza tutto il creato, uomini compresi, in conformità alla posizione della luna. Infatti, se è proprio “naturale” non può esimersi da intervenire secondo natura, altrimenti siamo lontani da quella logica che pone i suoi fondamenti nell’olisticità della vita.<br />
Chi si occupa di medicina naturale deve studiare ed utilizzare, nei suoi consigli, quest’antica scienza, operare in conformità con i cicli lunari.<br />
Ad esempio ben noto è il fatto che il corpo è più aperto alla disintossicazione ed all’eliminazione in luna calante, mentre in luna crescente tende ad accumulare, a consumare meno ed a trattenere. Ancora è consolidato che gli interventi chirurgici hanno esiti migliori (minore sanguinamento, migliore cicatrizzazione e meno problemi di cicatrice) in luna calante o che i parti sono più frequenti verso ed in luna piena.<br />
Ogni aspetto della vita quotidiana può essere più o meno favorito dal porlo in essere in un determinato momento. Ecco quindi l’importanza, a volte, di saper conoscere quando. Certo, questo è saggezza popolare e non risultato scientifico, per cui molte persone ci ridono sopra. Altre invece ci credono e seguono, quando possibile, tali movimenti della luna; non per credulità, ma perché si sono resi conto che i risultati sono diversi. Questo è ciò che conta per chi vive secondo natura.</p>
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		<title>Il compito del Naturopata nell&#8217;alimentazione</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 16:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica benessere]]></category>
		<category><![CDATA[cosa può offrire la consulenza di un esperto in discipline bioenergetiche]]></category>

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		<description><![CDATA[La figura del Naturopata, o esperto in medicine e discipline naturali e bioenergetiche, non riveste, purtroppo, ancora una sua posizione nell’ordinamento giuridico Italiano, nonostante in Europa la maggior parte delle nazioni abbiano legiferato in materia. Parto da questo presupposto per cercare di esprime quale ruolo il Naturopata riveste nell’ambito della nutrizione e dell’alimentazione, quale sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La figura del Naturopata, o esperto in medicine e discipline naturali e bioenergetiche, non riveste, purtroppo, ancora una sua posizione nell’ordinamento giuridico Italiano, nonostante in Europa la maggior parte delle nazioni abbiano legiferato in materia. Parto da questo presupposto per cercare di esprime quale ruolo il Naturopata riveste nell’ambito della nutrizione e <span id="more-492"></span>dell’alimentazione, quale sia il suo compito verso le persone che a lui si rivolgono.<br />
Innanzitutto egli dovrebbe essere un esperto d’alimentazione avendo studiato e, spesso sperimentato, il valore nutritivo, biologico e soprattutto energetico degli alimenti. La sua azione non è volta a delineare la dieta calorica ottimale o un particolare regime dietetico (cosa del resto ambito più del medico-dietologo), bensì nell’esprimere una consulenza educativa per la persona verso un’alimentazione sana, nutriente e che meglio si confà alla tipologia costitutiva ed ai suoi eventuali problemi. L’alimentazione è sicuramente la base per il mantenimento della salute ed, al giorno d’oggi, non basta conoscere principi nutritivi teorici e calorie d’ogni alimento, ma occorre anche avere nozioni ben fondate circa la coltivazione, la raccolta, l’estrazione, la conservazione e la distribuzione del cibo, la lavorazione e l’utilizzo di sostanze conservanti, aromatizzanti, dolcificanti, nonché gli ultimi studi inerenti le molteplici intollerabilità di molti prodotti.<br />
Il Naturopata, esperto in discipline bioenergetiche, ha da par suo tutta una serie di strumenti efficaci volti a determinare una tendenza costitutiva della persona, basti pensare ad esempio all’Iridolgia, alla lettura morfologica, alla correlazione tra gruppi sanguigni e costituzione energetica. Questi strumenti, correlati ad un particolareggiato dialogo con la persona, possono offrire spunti per approfondire il rapporto ed offrire tutta una serie di consigli che ben si addicono al singolo. Non a caso s’intende la cosiddetta “medicina alternativa” una medicina volta alla persona, non alla malattia, anzi, che proprio non si applica verso la guarigione del malato, ma soprattutto verso il mantenimento e/o miglioramento della salute della persona. Questo è un aspetto che spesso non viene valutato, ma che ritengo sia essenziale e specifico dell’operatore bioenegetico, quello, ripeto, non di “curare”, ma di offrire consigli affinché la malattia non subentri, ma migliori lo stato di salute.<br />
Ecco quindi che il Naturopata offre un’importante servizio educativo e istruttivo, non solo generale, ma anche e soprattutto rivolto alla persona specifica. E quest’aspetto, in ambito alimentare, è basilare, significativo. Permette alla persona di responsabilizzarsi, di conoscere se stessa, di comprendere quale possa essere la migliore scelta in mezzo ad una marea di consigli rifilati dai mass-media e spesso difficili da capire, contraddittori e magari dettati più da interessi commerciali che salutistici. Infine, il naturopata stesso consiglia alla persona di valutare con il proprio medico di fiducia quanto è emerso dalla sua consulenza, in modo da poter fugare eventuali dubbi, paure e, perché no, ampliare la propria consapevolezza sentendo il giudizio di un dottore. In fondo, siamo sinceri, quanto ci si auspica è l’emergere di una sola medicina, non mille, che ha come scopo la collaborazione e compenetrazione affinché la persona sia al centro e la sua salute lo scopo.</p>
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		<title>Alimentazione sostenibile</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 12:51:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Il Progetto di Terra Madre]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendiamo a parlare di benessere dopo alcuni mesi di silenzio. In questo articolo vorrei porre l’attenzione su un progetto molto vasto e importante, a molte persone forse sconosciuto, per altri utopico, per tanti una speranza. Il progetto si chiama TERRA MADRE ed è una creatura nata dal ventennale lavoro di Slow Food. E’ difficile in poche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendiamo a parlare di benessere dopo alcuni mesi di silenzio. In questo articolo vorrei porre l’attenzione su un progetto molto vasto e importante, a molte persone forse sconosciuto, per altri utopico, per tanti una speranza. Il progetto si chiama TERRA MADRE ed è una creatura nata dal ventennale<span id="more-488"></span> lavoro di Slow Food. E’ difficile in poche parole spiegare cosa incarna questo progetto, perché rappresenta qualcosa di profondamente antico, naturale, normale, ma che la modernità occidentale e l’interesse delle multinazionali stà in ogni modo distruggendo.<br />
Preferisco partire da lontano, spiegare alcuni ideali di base, un insieme di atteggiamenti che dovrebbero essere ripresi per superare quei problemi che ci stanno portando alla deriva: crisi economica, inquinamento, uniformità globale, qualità pessima del cibo, disinformazione, sprechi, fame nel mondo, malattie etc. etc. Il concetto è molto semplice e per certi versi banale: occorre porre attenzione alla diversità, alla localizzazione specifica delle risorse umane, alle peculiarità delle singole comunità, dare loro la possibilità di rimanere in vita e di comunicare tra loro affinché il mondo intero non venga risucchiato dal vortice subdolo della globalizzazione negativa. Terra Madre parte dal cibo come fulcro della cultura, della storia e della civiltà della gente. Attorno al cibo si è sempre sviluppata la civiltà, si sono create strutture sociali, economiche, solitamente piccole, ma autosufficienti e soprattutto consapevoli della realtà del luogo. Gli allevatori, gli agricoltori, i produttori del cibo hanno sempre avuto la capacità di apprendere e sviluppare le modalità migliori per ottenere dal terreno, dal clima, dalle caratteristiche del luogo, il cibo adatto. Essendo abitatori del luogo produttivo hanno sempre dato attenzione alla sostenibilità della propria attività, all’ambiente, al produrre quanto serve, al riciclo, al riuso, al non buttare via nulla, ma anzi a sviluppare piatti e prodotti che potessero utilizzare quanto scartato. Ebbene, queste comunità, che Terra Madre chiama “Comunità del cibo”, rischiavano, e tutt’ora rischiano, di perdersi, sommersi dalla potenza economica e politica delle multinazionali del cibo che monopolizzano il mercato globale.<br />
Terra Madre richiama l’essere umano ad una sostanziale riflessione che lo porti a muoversi con saggezza ed intelligenza verso scelte autonome e realmente libere, non a farsi abbindolare da tutta quella serie di monopolistiche notizie che la globalizzazione negativa ci offre attraverso i roboanti altoparlanti moderni. Richiama l’uomo verso la sua realtà, verso la sua comunità, verso il compiere quelle scelte che lo riavvicinino a quelle persone che nel loro piccolo continuano a lavorare la terra, ad allevare gli animali, a lavorare i prodotti nel raggio della propria comunità. Ma Terra Madre richiama anche questi ultimi a non lasciarsi convincere dalle logiche globali e quindi a dare impulso al proprio lavoro mantenendo quei principi antichi e naturali che parlano di sostenibilità, biologico, sussistenza, biodiversità, riciclo, sfruttamento eco-sostenibile, tradizione ed innovazione. Insomma, vuole ridare forza all’essere umano, ricreare o dare nuova linfa alle comunità che sappiano cooperare dal basso verso la ricreazione di una politica del cibo e del territorio, attiva e naturale.<br />
Tante le parole, forse poco chiare, ma nella vastità del messaggio e dello sprono di Terra Madre è difficile essere sintetici. Vi chiamo quindi, con sincero entusiasmo, ad avvicinarvi a questo progetto, anche solo per aprire la mente a quanto stà succedendo in modo da non rimanere semplici pecoroni al servizio di chi manipola la salute, il cibo e soprattutto la scelta di ognuno di noi. Per chi ne vuole sapere di più oltre ai siti internet di TERRA MADRE (<a href="http://www.terramadre.info">www.terramadre.info</a>) e di SLOW FOOD (<a href="http://www.slowfood.it">www.slowfood.it</a>) consiglio il bellissimo libro di Carlo Petrini: Terra Madre, edito da Giunti.</p>
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		<title>Novembre</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 08:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica di storia e cultura dell'Alta Valtellina]]></category>

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		<description><![CDATA[NOVEMBRE          di Bepi Pedranzini
 
Tempo di ricordare 
 
S’e sblôta i vasc, giardin, veranda e ort
De tücc i fior, che i vêgnen trapiantà
O depost su li tomba dei pôr mort
Nel camposanto vecc e in quel …crepà.
 
Intendi miga dir che gli ubbie tort
I parenti a dar fior ai trapasà,
Ma la impôn de preghiera enca un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>NOVEMBRE          di Bepi Pedranzini</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Tempo di ricordare </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>S’e sblôta i vasc, giardin, veranda e ort</em></p>
<p><em>De tücc i fior, che i vêgnen trapiantà</em></p>
<p><em>O depost su li tomba dei pôr mort</em></p>
<p><em>Nel camposanto vecc e in quel …crepà.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Intendi miga dir che gli ubbie tort</em></p>
<p><em>I parenti a dar fior ai trapasà,</em></p>
<p><em>Ma la impôn de preghiera enca un confort</em></p>
<p><em>La cristiana ai supertiti  pietà.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Li lapida, li crosc e i monument</em></p>
<p><em>Li  ên destinà, per quant se ved o sent,</em></p>
<p><em>A naufragar debôt in del torent</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Cu tot al cimitero e la soa gent;</em></p>
<p><em>Ma   al se ‘n prepara un terz, metà per gnent,</em></p>
<p><em>Per sepelir i pôr contribuent.</em></p>
<p>(I vasi si spogliano, e così i giardini, le verande e gli orti di ogni fiore, che viene trapiantato o deposto sulle tombe dei defunti nel camposanto vecchio o in quello pieno di crepe!</p>
<p>Non dirò che abbiano torto i parenti che portano fiori ai trapassati, ma credo che la pietà cristiana imponga ai superstiti anche il conforto della preghiera.</p>
<p>Le lapidi, le croci e i monumenti sono destinati, per quel che possiamo vedere e udire, a naufragare presto nel torrente.</p>
<p>E con essi il cimitero tutto e i sepolti; ma già se ne prepara una altro, il terzo, metà gratuito, per seppellire i poveri contribuenti.)</p>
<p>Dove ci sono ora le panchine e qualche albero, dietro la  Chiesetta di Santa Barbara, vi era l’antico cimitero bormino.</p>
<p>Minuscolo e di una intimità commovente; persino l’incuria che potevi notare sulle tombe dei dimenticati, dice Giulio, non aveva nulla d’offensivo.</p>
<p>Accanto ai defunti comuni, i morti dell’epidemia del 1918 di spagnola e della Grande Guerra che suscitavano una cert’aurea di eccezionalità e leggenda.</p>
<p>Rasentava il camposanto, inoltrandosi nei grassi campi di Canisa, una strada per carri priva d’illuminazione, meta consueta di serali appuntamenti.</p>
<p>A Santa Barbara, ai tempi di Bepi,  finiva il paese e, un po’, il mondo.</p>
<p>Negli anni Settanta, quando scrive Giulio, i tempi sono invece già molto cambiati:</p>
<p><em>Il Cristo che si affaccia sulla statale voglia assistere le vecchine che, tremebonde, si accingono ad attraversare il caotico incrocio cittadino.</em></p>
<p>Accanto alla consorte, il poeta Bepi  riposa in quello che nel sonetto, figura come camposanto “crepà”. Si tratta del cimitero che doveva sostituire il vecchio di Santa Barbara, costruito negli anni Trenta vicino al Frodolfo, che durò solo sino al 1944, a causa di forti infiltrazioni d’acqua e di cedimenti  strutturali vari.</p>
<p>Nel marzo del ’44 il nostro poeta Bepi fu tra gli ultimi ad essere sepolto nel cimitero crepà. Se la sua forte fibra gli avesse consentito di resistere ancora un po’, altra terra lo avrebbe accolto. Tanto più che il poeta, negli anni Trenta, partecipò attivamente  alla polemica che infuriò circa la collocazione del camposanto crepà, mantenendo sempre una posizione contraria .</p>
<p>Nell’anno ’45 venne  poi inaugurato il camposanto numero tre del Novecento, quello attuale, alla Coltura; fra i primissimi sepolti ricordiamo Don Evaristo Peccedi, coetaneo di Bepi e suo caro amico.</p>
<p>A guerra appena finita,  quindi, due bormini di grande statura intellettuale, oggi inconsueta, appartenenti ad una generazione di cui tutto si può dire ma non che difettasse di uomini di spirito, scendevano nell’eterna requie.</p>
<p>gisi schena</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title></title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 20:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica di storia e cultura dell'Alta Valtellina]]></category>

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		<description><![CDATA[OTOBRE     di Bepi Pedranzini
Tempo di raccogliere
 
Dei balècc al continua la raccolta
Enca sôta la nêv, ma in del taulà
Gliên  cernù da la sposa e, ben sciugà,
Se l’immontona in de la cànua a volta.
 
Fortunà i cuntadin, digi un altr’olta,
Quii cuntadin gliên propi fortunà
D’ör dei  balecc de vênder, de chi ‘l gà
Altri mestêir, ma ‘l stomik in rivolta!
 
Bovina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-medium wp-image-484" title="Gisy 12213" src="http://rubriche.altarezianews.it/wp-content/uploads/2009/12/Gisy-122131-296x300.jpg" alt="Gisy 12213" width="296" height="300" />OTOBRE     di Bepi Pedranzini</strong></p>
<p>Tempo di raccogliere</p>
<p> </p>
<p>Dei balècc al continua la raccolta</p>
<p>Enca sôta la nêv, ma in del taulà</p>
<p>Gliên  cernù da la sposa e, ben sciugà,</p>
<p>Se l’immontona in de la cànua a volta.</p>
<p> </p>
<p>Fortunà i cuntadin, digi un altr’olta,</p>
<p>Quii cuntadin gliên propi fortunà</p>
<p>D’ör dei  balecc de vênder, de chi ‘l gà</p>
<p>Altri mestêir, ma ‘l stomik in rivolta!</p>
<p> </p>
<p>Bovina o bêscia, con o senza lana,</p>
<p>Li trasen in de quêst o in de quel prà</p>
<p>In virtù d’una lege antica e strana;</p>
<p> </p>
<p>Ma, a Mesa prima, tôta li duman</p>
<p>Li ciàmen e al rusari li campana</p>
<p>Per riparar de la campagna i dan.</p>
<p> </p>
<p>(<em>Anche sotto la neve continua il raccolto delle patate; esse vengono poi selezionate dalla moglie del contadino nei tabbiati; ben asciugate, si ammucchiano nella cantina a volta.</em></p>
<p><em>Fortunati i contadini che hanno le patate da vendere; lo dico e lo ripeto, essi sono più fortunati di chi, pur facendo altri mestieri, ha lo stomaco in rivolta.</em></p>
<p><em>Bovini e pecore, tosate o no, pascolano liberamente in questo o quel prato, in virtù di un’antica e strana consuetudine; ma le campane chiamano a messa prima tutte le mattine, o al rosario serale, a riparazione dei danni che la campagna subisce.)</em></p>
<p>Ottobre. Tutto sarà raccolto, selezionato, contato, riposto. E’ il mese che tira le somme, conclusa la stagione turistica e quella agricola.</p>
<p><em>Un tempo ottobre segnava l’inizio  di una stagione di letargo che durava sino alla primavera</em>, diceva Giulio Pedranzini nel commento al testo, <em>ora non più</em>. <em>Appena due mesi di stagione morta, fino ai primi di dicembre, quando le avanguardie degli sci club cittadini sbarcano nel Piazzale Funivia e …l’ambulanza, rimessa a nuovo, porterà il primo fratturato in ospedale.</em></p>
<p>Mi fa molta tenerezza questo sguardo preoccupato e stupito di Giulio per il “nuovo corso” che viveva negli Settanta.</p>
<p>Me li ricordo i pulmini degli sci club brianzoli,  sci da due metri, giacche a vento dai colori improponibili che di vento ne facevano passare tanto.</p>
<p>La sua romantica descrizione prosegue:</p>
<p><em>Due mesi di respiro, fra due stagioni laboriose: i taxisti sonnecchiano sul muricciolo della stazione, il turista straniero che consulta, perplesso, le frecce indicatrici e che troverà sempre qualche sfaccendato che lo informerà, a gesti o in un tedesco approssimativo, sulle condizioni delle strade e dei valichi.</em></p>
<p>Ricordo anche che il “tedesco” era la lingua che si pensava tutti parlassero quando l’interlocutore comunicava con un idioma diverso  dall’italiano; una sorta di lingua passepartout, come oggi l’inglese, ad identificare quel tipo che, da lontano, aveva scelto di venire proprio qua.</p>
<p>Nel testo si cita anche una legge di consuetudine antica, detta “al trasar”; letteralmente sciupare, dissipare, ma in modo più esteso stava ad indicare la facoltà di libero pascolo. Ognuno, dopo il taglio dell’ultimo fieno, poteva portare il bestiame a mangiare dove voleva. Non esisteva più la libera proprietà, da ripristinare solo con l’arrivo della primavera.</p>
<p>Era qualcosa che aveva molto a che vedere con il senso di comunità, dove il singolo divide con il singolo; almeno per un po’ non vi erano reticolati a dividere il mio dal tuo.</p>
<p>Dalla descrizione di Giulio, ottobre appare un mese contemplativo e assorto, dilatato e senza memoria. Non ha la forza dell’attività di agosto,  né la frenesia delle fiere  settembre, <em>borzin, </em>lo chiamavano i ciabattini di Piatta nel loro gergo segreto!</p>
<p>Le notti di ottobre si fanno lunghe, si arrossano gli aceri, i solchi sono vuoti, i larici si spogliano sulla Reit.</p>
<p>La terra attorno si denuda; ma quanto dolcemente.</p>
<p>  </p>
<p>gisi schena</p>
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		<title>SETEMBRE   di Bepi Pedranzini</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 20:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica di storia e cultura dell'Alta Valtellina]]></category>

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		<description><![CDATA[SETEMBRE   di Bepi Pedranzini
Al cessa cul Setembre al cald d’istà
E i sciôri i se la sgòrlen, chè la fiaca
Lor comlescion tornar lì a far in cità
O in riva ai laag; ma Borm esa al se taca
Ad un commercio molto plù sveglià,
Chè dei birr al messêt mai nu ‘l se straca
De sgolàs su li fêira e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>SETEMBRE   di Bepi Pedranzini</em></p>
<p><em>Al cessa cul Setembre al cald d’istà</em></p>
<p><em>E i sciôri i se la sgòrlen, chè la fiaca</em></p>
<p><em>Lor comlescion tornar lì a far in cità</em></p>
<p><em>O in riva ai laag; ma Borm esa al se taca</em></p>
<p><em>Ad un commercio molto plù sveglià,</em></p>
<p><em>Chè dei birr al messêt mai nu ‘l se straca</em></p>
<p><em>De sgolàs su li fêira e sui mercà;</em></p>
<p><em>E in dêisc minù al dià cent’olta “vaca!”</em></p>
<p><em>Al sega la digöir al cuntadin</em></p>
<p><em>O ‘l proscend o ‘l insaca i sêi balecc</em></p>
<p><em>Senza invidiar de li valêsa al vin;</em></p>
<p><em>E’l carga de sak parecc benecc,</em></p>
<p><em>Chè la miglior cuccagna de ‘n bormin</em></p>
<p><em>L’ê i tartufful, al fên, li vaca e ‘l lecc.</em></p>
<p><em>(Si esaurisce con il settembre il caldo estivo e i signori se la squagliano, perché la loro debole complessione li fa tornare in città o in riva ai laghi; ma Bormio ora si dedica ad un altro commercio, assai più animato. Il mediatore non si stanca di sgolarsi nelle fiere e nei mercati; in dieci minuti dirà cento volte “vacca!”.</em></p>
<p><em>Il contadino taglia il secondo fieno o effettua la prima aratura, o insacca le sue patate, senza invidiare alle donne di Valtellina il loro buon vino. Di sacchi carica molti carri; la grande cuccagna del bormino sono le patate, il fieno, le vacche e il latte.)</em></p>
<p>Non più estate e non ancora autunno, è questo forse il più bormino dei mesi. Nel senso che tutto, le faccende della stagione, la mitezza e la trasparenza dell’aria,il paesaggio che si rivela nitido come non mai, (puoi contare ogni pinnacolo della Reit, ogni pianoro, albero o fratta, non c’è dettaglio che possa sfuggirti), sembra mettere a nudo l’animo stesso del paese, in ogni sua strutturazione, su ogni piano, fino alle contraddizioni e negli accordi suoi più intimi. Mese analitico, ma senza crudezze, dice Giulio Pedranzini;  il mese dei ripensamenti, sugli anni e sulle età, dice il Maestrone Guccini. Settembre è, qui da Bepi, indagato nella doppia natura, rurale e turistica. L’autore indaga e narra, in un dialetto divenuto antico e predominante, storie di commerci paesani, di dispute fra imbonitori e allevatori, di mostre bovine, dove le “misses” e i “fusti” della razza bruno-alpina esibiscono, senza divismi, il meglio di sé.</p>
<p>Me lo vedo, l’imbonitore sul prato della fiera, arrochito dal lungo trattare, rivedo i “bir”, uomini facoltosi, padroni e mercanti venuti dalla Brianza o dal Mantovano, col portafoglio a fisarmonica e il cappello, posso immaginare anche gli allevatori che si sentono defraudati nelle loro fatiche. Questo ci narra il mese di settembre, un mese classico, nel quale, nel mio essere bambina aveva ancora il sapore della vacanza e dei porcini. E come tutti i classici, non stancava mai.</p>
<p>Scaricata l’alpe, venduti i torelli, il contadino raccoglie le patate, e ciò “senza invidiar de li valesa al vin”. Ci vorrebbe tempo per spiegare quest’espressione, in bocca ad un bormino non propriamente elogiativa!</p>
<p>Vales, gente di valle, i Valtellinesi da Grosio in giù. E’probabile che l’espressione risalga ai tempi del nostro più acceso autonomismo, quando dovevamo differenziarci da loro, a contrapporre la Bormio democratica e filo –grigione, alla Valtellina propriamente detta, considerata feudale e troppo spagnola. Quanto ai Valles, ricambiavano l’antipatia e guardavano a Bormio con diffidenza; F. S. Quadrio, valligiano e patrizio per di più, ci definiva “teste balzane”.</p>
<p>Se i traffici estivi ti  hanno frastornato, chi meglio di settembre per restaurarti? Tira il fiato, godi l’ultimo sole estivo, affidati al cielo settembrino, così squisitamente  bormino.</p>
<p>gisi schena</p>
<p> </p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-480" title="G0944" src="http://rubriche.altarezianews.it/wp-content/uploads/2009/10/G09441.jpg" alt="G0944" width="580" height="871" /></p>
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		<title>Alimentazione integrale</title>
		<link>http://rubriche.altarezianews.it/rubrica-benessere/alimentazione-integrale/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 15:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica benessere]]></category>
		<category><![CDATA[limitare i cibi raffinati e sbiancati]]></category>

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		<description><![CDATA[La moderna dieta occidentale ritiene normale, se non addirittura naturale, il fatto di nutrirci con alimenti raffinati. Stò parlando degli alimenti che subiscono una sbiancatura, una raffinazione attraverso cui sono privati della parte indigeribile e ritenuta tempo addietro non necessaria. Infatti, l’utilizzo di tale procedura fu introdotta per poter avere un alimento più facilmente assimilabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La moderna dieta occidentale ritiene normale, se non addirittura naturale, il fatto di nutrirci con alimenti raffinati. Stò parlando degli alimenti che subiscono una sbiancatura, una raffinazione attraverso cui sono privati della parte indigeribile e ritenuta tempo addietro non necessaria. Infatti, l’utilizzo di tale procedura fu introdotta per poter avere un alimento più facilmente assimilabile soprattutto nella sua porzione glucidica, ossia di zuccheri. In questo modo vengono eliminate alcune <span id="more-475"></span>parti tra cui la cosiddetta fibra che un tempo si riteneva pesante, non importante. Ecco quindi il fiorire di un’alimentazione ricca di saccarosio (zucchero bianco), pasta, riso e farina bianchi, tutti alimenti che sono diventati ormai normali. Si tratta d’alimenti ricchi di carboidrati o zucchero facilmente assimilabili, ma poveri di fibra, vitamine, soprattutto del gruppo B, e minerali. Ed infatti tale alimentazione sembra essere alla base, secondo diversi studi medici e nutrizionisti, dell’esplodere di tutta una serie di malattie definite metaboliche. Stiamo parlando di diabete, ipercolesterolemia, ipertensione, obesità, nonché dei problemi legati all’intestino come le coliti, la stipsi, ed altre ancora. Mi sembra assurdo, al giorno d’oggi, il fatto che ci alimentiamo con cibi raffinati e poi andiamo ad integrare con la crusca; che ci alimentiamo con cibo povero di minerali e vitamine e poi integriamo con minerali e vitamine sintetiche.<br />
Vi è una strada migliore, almeno come base per una sana e corretta alimentazione, che oramai molti medici e nutrizionisti cercano di far passare ed è quella di un ritorno all’alimentazione integrale. Stò facendo riferimento ai cereali integrali, grano, frumento, farro, orzo, grano saraceno, avena, miglio, kamut, segale, ossia tutti i tipi di cereali nella loro forma in grani integrali o anche in farina o pasta. Si tratta dello zucchero di canna grezzo, del malto di riso o d’orzo, del miele grezzo integrale non pastorizzato come dolcificanti. Oggi sono molti i negozi specializzati o meno che vendono questi prodotti. Si tratta di un alimento più completo, più nutriente e sano. Ovviamente è importante che sia biologico, ossia meno trattato dal punto di vista chimico, e sano. Per chi storce il naso riguardo al costo, posso affermare che innanzi tutto credo sia importante non sacrificare nell’alimentazione che età alla base della nostra salute, ma di farlo in altri ambiti. Poi basta prestare attenzione, magari entrare in qualche gruppo d’acquisto oppure acquistarli in formato più grande con possibili offerte. Ma ancora ricordo che basta meno quantità, essa nutre e mantiene il livello di sazietà più a lungo. Infine rammento che la cottura di tali alimenti è più lunga e spesso richiede d’ammollo oltre che di una maggiore masticazione per evitare, all’inizio, fermentazioni intestinali a chi non è abituato. Insomma occorre sacrificare un poco di tempo e di pazienza, ma d’altronde la via verso una salute migliore, al giorno d’oggi, passa per questi aspetti altrimenti, purtroppo, non resta che continuare ad alimentarci di cibi spazzatura, stress, ed ovviamente poi ricorrere al medico ed ai farmaci. Anche questa è una scelta, l’importante poi è non lamentarsi.</p>
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		<title>Agost di Bepi Pedranzini</title>
		<link>http://rubriche.altarezianews.it/rubrica-storia-cultura/agost-di-bepi-pedranzini/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 17:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica di storia e cultura dell'Alta Valtellina]]></category>

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		<description><![CDATA[Biond l’ê ‘l Frodolf e l’onda furibonda
L’urta profonda l’una e l’altra sponda;
Scossa dai vent li ciàppen li còv bionda
Come tancc cunfradei forta degonda.
 
Malgrado guardia e cappellon de ronda,
L’ê continua in Agost la baraonda
D’automobil e camions e ‘l se sfonda
E ‘l trabala al terren de la gran’onda.
 
Altra musica allegra e cadenzada
Dai taulà la vegn fori. Ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-473" title="8" src="http://rubriche.altarezianews.it/wp-content/uploads/2009/09/8.jpg" alt="8" width="700" height="533" />Biond l’ê ‘l Frodolf e l’onda furibonda</p>
<p>L’urta profonda l’una e l’altra sponda;</p>
<p>Scossa dai vent li ciàppen li còv bionda</p>
<p>Come tancc cunfradei forta degonda.</p>
<p> </p>
<p>Malgrado guardia e cappellon de ronda,</p>
<p>L’ê continua in Agost la baraonda</p>
<p>D’automobil e camions e ‘l se sfonda</p>
<p>E ‘l trabala al terren de la gran’onda.</p>
<p> </p>
<p>Altra musica allegra e cadenzada</p>
<p>Dai taulà la vegn fori. Ogni contrada</p>
<p>L’ê in continuo de… cipria impolverada.</p>
<p> </p>
<p>Mòla, mòla, sciorina delicada,</p>
<p>Prima de ör bisögn de dat gratada</p>
<p>Su tanta carn in vista, e gê brugiada!</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><em>Biondo (</em>per il disgelo dei ghiacciai<em>) è il Frodolfo, furiosa l’onda che urta l’una e l’altra riva. Scossi dal vento, i dorati covoni di segale barcollano… come tanti confratelli.</em></p>
<p><em>Nonostante la sorveglianza dei vigili, continua la baraonda di autoveicoli; il terreno traballa e qua e là cede per il gran traffico.</em></p>
<p><em>            Altra musica allegra e cadenzata viene dai tabbiati, (</em>dove i contadini battono la segale col coreggiato<em>); un pulviscolo simile alla cipria invade ogni via.</em></p>
<p><em>            Fuggi, o delicata signorina, prima che (</em>per il prurito che il pulviscolo produce)<em> ti debba grattare tanta carne che metti in vista, già bruciata dal sole!</em></p>
<p>TEMPO DI OSPITARE</p>
<p>“Ciapàr una degonda” si può approssimativamente tradurre con “prendere un barcollone”. Rimane da spiegare perché il poeta, visto l’ondeggiar dei covoni al vento, sia ricorso con immediata analogia all’immagine dei bravi confratelli dell’poca; ma non possiamo che affacciare delle ipotesi.</p>
<p>Prima: la confraternita degli anni trenta è composta  nella sua maggioranza da persone al cui fervore spirituale non si accompagna un equilibrato senso della deambulazione corporale; e ciò con grave pregiudizio del corretto incedere delle processioni paesane.</p>
<p>Seconda: responsabile unica delle “degonde” processionali è l’irrispettosa e inevitabile “breva” bormina, è il bizzarro venticello di sud-ovest che, investendo improvviso stendardi e baldacchini, costringe chi li regge a bruschi e vistosi sbandamenti. Quest’ultima ipotesi ha il merito della verificabilità; mentre nella precedente sono avvertibili tracce di una maldicenza che non vogliamo, una volta tanto, attribuire al poeta.</p>
<p align="center">°*§°*§°*§°*§°*§°*§°*§°*§°*§</p>
<p>Sorrida chi vuole, confrontando la “baraonda” di quegli anni sonnolenti con le convulsioni degli agosto attuali, ma pianga ognuno pensando a ciò che furono e più non sono i patri corsi d’acqua. Greti asciutti, oggidì, tristi come vena dissanguata o bocca senza respiro.</p>
<p>Dove nascondi, o di Milano elettrica municipal azienda, il nostro ruggente Frodolfo, dove la murmure Adda? E’ ben vero che, quando a te fa comodo, ce li restituisci improvvisamente, alzando le paratoie; per cui allo sventurato che s’appisolasse prendendo la tintarella sulle riviere nostrane, potrebbe accadere di destarsi all’umido e qualche miglio a valle.</p>
<p align="center">°*§°*§°*§°*§°*§°*§°*§°*§°*§</p>
<p>Vigilia di Ferragosto. Allorché camera degli ospiti, solaio, corridoi e ogni altro vano usufruibile sono ormai usufruiti al millimetro da ogni tipo di umidità in vacanza, quando – finito anche tu in solaio per far posto allo zio di Mariano Comense – ritieni ormai che il tuo senso dell’ospitalità sia uscito vittorioso dalla dura prova, eccoti piombare in casa, innumerevoli ed euforici, i cugini di Lodi… Quanto tempo che non ci si vedeva, dicono, dove possiamo mettere la macchina, per dormire fate voi, una sistemazione qualsiasi, non disturbatevi troppo, e via discorrendo. E tu non pensare a quale lontanissimo grado risalga la cuginanza; abbi pazienza, è tempo di ospitare.</p>
<p>Il commento qui sopra riportato di Giulio Pedranzini è del 1975: mi colpisce la descrizione dei bormini rifugiati in solaio, come, forse accade ancora oggi solo in qualche  casa di pescatori a Linosa, nelle Pelagie, o nelle isolette non battute dai turisti in Croazia. Tempi davvero lontani: eppure il turismo della mia gioventù aveva il senso dell’attesa, dell’accoglienza calorosa, della consapevolezza di essere “prescelti”; il turista veniva a Bormio ed era nostro compito preparargli la vetrina migliore.</p>
<p>Giulio commentava anche la scarsezza d’acqua del Frodolfo; no comment. Qualche tempo fa ho scritto una storia vera relativa all’acqua dell’Agualar e mi sono immaginata che il lettore del racconto si appostasse sulle rive del Frodolfo e l’acqua, scorrendo, gli raccontasse quella storia. Mi sono chiesta varie volte se dovessi cambiarlo quel finale; non l’ho fatto volutamente perché in me rimane comunque il ricordo dell’acqua copiosa che scorre.</p>
<p>Riguardo i confratelli in processione, ho qualche ricordo del Corpus Domini, quando tutta Buglio si affrettava a preparare la “santella” in Ripa San Sebastiano, l’unico luogo di temporaneo sollievo per l’Arciprete che poteva appoggiare per qualche minuto il pesante Santissimo.</p>
<p>Ripensandoci, anche nell’immutabile liturgia dei riti del Venerdì Santo e delle altre processioni vi era il senso “del far obra”, del preparare con amore, perché il risultato finale fosse il migliore possibile.</p>
<p>gisi schena</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quantità e qualità del cibo</title>
		<link>http://rubriche.altarezianews.it/rubrica-benessere/quantita-e-qualita-del-cibo/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 12:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica benessere]]></category>

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		<description><![CDATA[La settimana scorsa abbiamo riportato alcuni dati che mostrano come dal punto di vista alimentare spesso ci nutriamo in modo errato aprendo quindi la strada a problematiche di salute. In questo articolo vorrei riprendere il concetto d’alimentazione, ossia di ciò che ingeriamo, e di nutrizione, ossia ciò che effettivamente ci nutre, crea ciò che siamo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La settimana scorsa abbiamo riportato alcuni dati che mostrano come dal punto di vista alimentare spesso ci nutriamo in modo errato aprendo quindi la strada a problematiche di salute. In questo articolo vorrei riprendere il concetto d’alimentazione, ossia di ciò che ingeriamo, e di nutrizione, ossia ciò che effettivamente ci nutre, crea ciò che siamo. Nel primo caso<span id="more-469"></span> si ha un aspetto quantitativo che spesso si esprime anche con quante calorie ingeriamo, mentre nel secondo andiamo a valutare la qualità del cibo e quindi parliamo in termini di principi nutritivi contenuti e della loro capacità d’essere assorbiti dall’organismo. Sappiamo ormai tutti, anche solo per la marea di carta stampata spesa a riguardo, che ogni individuo, a seconda dello stile di vita, sesso, del tipo di lavoro, dell’attività fisica che compie, necessita in un giorno di un tot di chilocalorie che per semplicità diciamo vanno da 1.200 ad oltre 4.000. Ci dicono che se superiamo in quantità tale fabbisogno andiamo incontro ad un surplus che si va poi a trasformare in grasso, in peso superfluo. Quindi secondo una semplice operazione matematica dovremmo ingerire la quantità giusta di calorie in modo da equiparare quanto consumiamo e la dieta è perfetta!.<br />
Ma in questo modo trascuriamo la qualità dell’alimento, ossia il fatto che sempre a seconda del sesso, stile di vita, tipo di lavoro, attività fisica necessitiamo d’alcuni principi nutritivi ben distribuiti. In questo caso, quindi, si parla in termini di carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali. Ebbene i nostri alimenti devono contenere tali principi e soprattutto devono essere sani, ben assimilabili dal nostro organismo e nella giusta quantità. Per semplicità diciamo che una persona media necessita per il suo fabbisogno alimentare giornaliero in percentuale il 55-65% di Carboidrati, il 15-25% di Grassi o Lipidi, il 15-20% di Proteine oltre alla giusta quantità di vitamine e sali minerali. E’ quindi soprattutto sulla qualità di tali principi nutritivi contenuti negli alimenti che possiamo definire la qualità della nostra alimentazione. Infatti, e questo lo vedremo negli articoli seguenti, vi sono differenti tipi di carboidrati, grassi, proteine ed alcuni sono d’ottima, altri di buona ed infine pessima qualità per il nostro organismo.<br />
Di certo la prima cosa da fare è ripensare alla nostra alimentazione in termini di qualità del cibo e non solo di quantità calorica. Infatti, è la qualità dell’alimento che va a favore del nostro stato di salute e non il numero di calorie che, invece, determina solo la quantità d’energia che forniamo al nostro corpo. Come per l’automobile è importante la qualità del carburante e non solo l’energia che fornisce così è anche per il nostro organismo in termini di cibo.</p>
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