
La bella Piazza Santo Stefano di Mazzo, con l'ingresso del ristorante
In un mio precedente articolo avevo descritto una serata non completamente positiva in questo ristorante.
Ci sono tornato, con amici, alcuni giorni or sono.
Premetto che, essendo in cinque, non abbiamo potuto essere messi al “tavolo della stufa”, sorte toccata a due giovani i quali hanno avuto la fortuna che, dato il clima ormai primaverile, la macchina infernale è stata lasciata spegnere. Continua…
Tra i miei molti difetti c’è quello di non mangiare il pesce. Parlare quindi con cognizione di un locale che del pesce fa il proprio maggior vanto mi è difficile: sono però aiutato dal fatto che mia moglie Lucia (oltre a numerosi amici) è, al contrario, ghiotta di qulasiasi animale marino. Mi avventuro quindi a parlare del Ristorante (e Pizzeria) Santo Stefano di Mazzo in Valtellina.
La piazza Santo Stefano, da cui prende il nome il locale, è splendida: consiglio a tutti di passarci e di ammirarla. E’ uno degli esempi di come la Valtellina sia ricca di bellezze e poco conosciuta, anche da chi ci vive da sempre come il sottoscritto.
Anche il locale, superato un ingresso un po’ infelice, nasconde una bellissima sala rivestita in legno, accogliente e calda.
E qui cominciano i problemi: calda sì, ma non rovente… Avevamo infatti prenotato un tavolo da due per le 20 e 30: ci siamo presentati puntuali e ci hanno accompagnato al nostro tavolo. Bello, ma affiancato ad una grossa stufa a pellet che “cacciava” un calore infernale. Io, di fianco alla stufa, avevo un braccio arrosto. Lucia, di fronte, cuoceva tutta intera.
Il personale (solo due ragazze, volonterose ma… poche) è rimasto invisibile per venti minuti, durante i quali la nostra cottura è proceduta allegramente. Quando, finalmente, è apparsa una cameriera siamo riusciti a farci spostare il tavolo in una posizione meno infelice (ma scomodissima, attaccata alle schiene di altri clienti).
Cameriera scomparsa nuovamente e noi, tapini, lì a guardare gli altri che mangiavano, senza aver ordinato, senza pane, senz’acqua…
Durante un fugace passaggio accalappio una cameriera e la obbligo a darci ascolto. Ci dice subito, imbarazzata, che se vogliamo una pizza può andare ma che se vogliamo altro i tempi sono geologici… Ripieghiamo su due pizze e Lucia chiede anche un piatto di cozze alla tarantina.
Insomma: il pane ed il bere sono arrivati dopo QUARANTACINQUE minuti, seguiti, dopo altri quindici dalle pizze.
Ottime, come peraltro le cozze che hanno portato subito dopo.
A seguire due caffè. Conto modestissimo, solo 27 euri.
Allora: credo sia un locale da consigliare, nonostante tutto. Sento dire che il pesce è sempre buono, se non erro preparato direttamente dal proprietario (sardo), cui consiglio vivamente di aumentare il personale o diminuire i posti a tavola.
Nel frattempo, dotatevi di santa pazienza.
Renato Fuchs
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COMUNICATO STAMPA
Albosaggia (SO), 31 ottobre 2008.
Nelle guide Veronelli Oro 2009, presentate mercoledì 29 ottobre a Milano, tra le tremila aziende recensite, la ristorazione valtellinese e valchiavennasca è rappresentata da una pattuglia di circa venti locali. Tra questi, tutti avviati e consolidati luoghi del buon mangiare in provincia di Sondrio, si segnala l’inserimento (come new entry) dell’Osteria Nebbiolo, motivo di grande orgoglio del giovane proprietario, Sandro Faccinelli, già impegnato nel passato recente come direttore della Fondazione ProVinea nella salvaguardia del patrimonio terrazzato provinciale, che festeggia il settimo mese di attività con il lusinghiero traguardo di apparire su una delle guide di riferimento tra addetti del settore ed amanti del gusto.
Continua…
Ci vuole coraggio ad andare contro corrente. Coraggio, cultura ed intelligenza.
Qualità che non mancano di certo a Sandro Faccinelli, giovane imprenditore che ad Albosaggia, alle porte di Sondrio, ha aperto l’intrigante “Osteria Nebbiolo”. Continua…