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	<title>Rubriche Alta Rezia News &#187; Rubrica di design e architettura</title>
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	<description>Rubriche dal cuore della Alpi</description>
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		<title>Seducenti sedute</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 23:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica di design e architettura]]></category>
		<category><![CDATA[ORGASMO CREATIVO - Rubrica di architettura design e dintorni a cura di Arch. Pietro Pedranzini]]></category>

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Due tele, due sedie, o un autoritratto ed un ritratto dell&#8217;amico Gauguin?
Seducenti sedute, seducenti atmosfere
Un pomeriggio di qualche giorno fa mi trovavo in un grande centro di arredamento e me ne stavo seduto su di una poltroncina che di lì a poco mi avrebbe sedotto e si sarebbe fatta acquistare.
Mi piace pensare che le nostre scelte siano l’epilogo di un [...]]]></description>
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<p><em><span style="color: #333399;"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-full wp-image-165" title="sedie-van-gogh" src="http://rubriche.altarezianews.it/wp-content/uploads/2009/01/sedie-van-gogh.jpg" alt="sedie-van-gogh" width="860" height="581" /></span></span></em></p>
<p><span style="color: #333399;"><span style="color: #000000;">Due tele, due sedie, o un autoritratto ed un ritratto dell&#8217;amico Gauguin?</span></span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Seducenti sedute, seducenti atmosfere</span></h3>
<p>Un pomeriggio di qualche giorno fa mi trovavo in un grande centro di arredamento e me ne stavo seduto su di una poltroncina che di lì a poco mi avrebbe sedotto e si sarebbe fatta acquistare.<br />
Mi piace pensare che le nostre scelte siano l’epilogo di un processo di seduzione, in particolare quando hanno a che fare con la mia professione di architetto. Trovo affascinante pensare che un oggetto d’arredo non sia scelto da noi, ma sia lui a farsi scegliere, che abbia il potere di sedurre, e mi piace lasciare che questo potere si impossessi dei miei pensieri portandomi a cercare di comprendere il senso di ciò che sto osservando: non un oggetto, ma un percorso di pensiero.</p>
<p><span id="more-111"></span> Un percorso che ha inizio col chiedersi perché scegliere una poltroncina e non una sedia, che prosegue domandandosi perché questa e non un’altra, sino a risultare compiuto quando è in grado di argomentare il perché questa e nessun’altra.<br />
Chiaro e semplice, troppo semplice. Siamo solo ai preliminari del processo di seduzione… e qui avviene il dramma: ho un rivale. Un uomo brizzolato dall’aria accuratamente trasandata mi si avvicina e dopo aver farfugliato qualcosa sul caos che regna nella sua dimora, indicando la poltroncina mi chiede un parere su quale delle tre varianti di colore scegliere. Lì per lì sono tentato di rispondere che non avendo mai visto casa sua mi è impossibile esprimere un giudizio, ma guardandolo più attentamente comincio a farmi un’idea di come possa essere la dimora di una persona come lui. Torno a guardare le poltroncine, sono proposte in bianco, in blu e in una bizzarra fantasia di bianco e nero. Si aspetta una risposta ed io di rimando dico: come sei? Bianco, blu o… complicato? Ride e ci salutiamo. Penso abbia optato per la complicata fantasia, arruffata come i suoi capelli.<br />
In questo caso il bianco e il blu sono solo colori mentre l’aggettivo “complicato” non indica un semplice disegno decorativo ma un modo di essere che rende quella sedia personale e coerente con chi “complicato” percepisce se stesso e l’organizzazione del proprio spazio ideale, arredo incluso.<br />
Il processo di seduzione è compiuto quando avviene uno scambio emotivo, quando l’oggetto in qualche suo aspetto riesce a rispecchiare l’atmosfera e le emozioni che ricerchiamo.<br />
Credo che la scelta di un’oggetto d’arredo, oltre che a soddisfare un bisogno funzionale, debba anche essere considerata una tessera che andrà a condizionare, o a determinare, l’atmosfera dell’ambiente in cui verrà inserito. Quando penso ad un ambiente, o quando lo osservo, amo distinguere gli oggetti in primari, secondari e gregari. Gli oggetti primari generalmente invadono la scena e ne determinano fortemente il carattere; i secondari hanno un’importanza relativa e difficilmente la loro presenza influisce di molto sull’effetto globale; i gregari sono i miei preferiti: hanno il delicato compito di esaltare il gioco dei primi due determinando l’intensità, l’armonia ed in generale la felicità dell’insieme.<br />
Ho sempre pensato che la parte più difficile, e più importante, del lavoro d’architetto sia proprio capire quale sia l’atmosfera che mi si chiede, quali siano le emozioni a cui dovrò dare forma: una volta individuata questa chiave è sufficiente porla come guida, o musa, delle scelte che porteranno il lavoro a compimento. Vi saranno slanci di entusiasmo e ripensamenti, idee buone e meno buone, ma se verrà mantenuta ben chiara l’atmosfera, o l&#8217;emozione da perseguire, o più correttamente da assecondare, se verrà seguita come un faro nella notte, allora l’epilogo sarà di buona qualità; opinabile come ogni cosa sottoposta al gusto, ma valida, perché coerente con se stessa e con l’idea che l’ha creata.</p>
<p>Pietro</p>
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		<title>Orgasmo Creativo</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 09:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica di design e architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Perchè di &#8220;Orgasmo Creativo&#8221;

New York, primi anni quaranta. Jackson Pollock si appresta a divenire uno dei maggiori esponenti dell&#8217;espressionismo astratto ma ora ha un problema: il suo problema è un muro bianco. Un muro bianco in una casa di Manhattan, la casa di una collezionista, la casa di Peggy Guggenheim, la prima a credere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Perchè di &#8220;Orgasmo Creativo&#8221;</strong></p>
<p><a href="http://www.altarezianews.it/wp-content/uploads/2008/11/mural.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3736" title="mural" src="http://www.altarezianews.it/wp-content/uploads/2008/11/mural.jpg" alt="" width="500" height="225" /></a></p>
<p>New York, primi anni quaranta. Jackson Pollock si appresta a divenire uno dei maggiori esponenti dell&#8217;espressionismo astratto ma ora ha un problema: il suo problema è un muro bianco. Un muro bianco in una casa di Manhattan, la casa di una collezionista, la casa di Peggy Guggenheim, la prima a credere in lui, la prima a commissionargli un’opera così grande. Un muro bianco di due metri e mezzo per sei è li, statico, irriverente.<br />
Qualcuno sostiene che ci vollero due mesi prima che accadesse, ma accadde. La calma divenne tempesta, il pensiero azione e Pollock riversò su quel muro il proprio orgasmo creativo: in una sola notte creò il capolavoro chiamato “mural”, l’opera che gli aprì le porte del successo internazionale.<span id="more-28"></span></p>
<p>Jackson Pollock quella notte ebbe un orgasmo: un orgasmo creativo. Il suo tormento di fronte al muro bianco fu il preambolo che precede ogni atto creativo: il pegno da pagare per trovare una risposta che soddisfi molteplici domande; un pegno che diviene più pesante quanto più ci si avventura su terreni inesplorati. Ma più pesante è il pegno, più intenso ed appagante sarà il suo epilogo.</p>
<p>L’orgasmo creativo è poliedrico: illumina, mette ordine, da un senso a tutta una serie di fattori sottraendoli al caos e donando loro una logica inattesa; è immediato, intenso, in certe forme d’arte è celebrato come un automatismo psichico, è il caso dell’arte pura o della poesia; in altre assume un ruolo risolutivo, chiarificatore, è il caso delle arti applicate, del design o dell’architettura. In queste arti il lavoro preparatorio è costretto a spaziare in molte discipline, e l’architetto o il designer devono saperle affrontare, devono sperimentare ed avere gli strumenti per farlo. E se gli strumenti non esistono, vanno ideati e divengono parte integrante del progetto; anticamente era pratica comune: Brunelleschi prese a modello il meccanismo di un orologio per approntare un sistema di contrappesi atto a sollevare la Cupola cui darà il nome.</p>
<p>Chiunque abbia a che fare con l’arte in una qualsiasi delle sue forme, che sia pittore, architetto, artigiano, poeta o scrittore non può prescindere dalla sperimentazione e sperimentare significa mettersi continuamente in discussione, sconfinare tra una disciplina e l’altra per trovare la risposta alle proprie domande. Trovo bellissima questa contaminazione, la trovo feconda, costringe ad evolvere ad inventare a percorrere strade ancora poco battute, strade che cercherò di illustrare in questa rubrica, strade che se ascoltate e capite infine si svelano, regalando quell’atto che racchiudono in se, quell’atto che con fare appagato definiamo orgasmo creativo.</p>
<p><em>Pietro G. Pedranzini</em></p>
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