
Due tele, due sedie, o un autoritratto ed un ritratto dell’amico Gauguin?
Un pomeriggio di qualche giorno fa mi trovavo in un grande centro di arredamento e me ne stavo seduto su di una poltroncina che di lì a poco mi avrebbe sedotto e si sarebbe fatta acquistare.
Mi piace pensare che le nostre scelte siano l’epilogo di un processo di seduzione, in particolare quando hanno a che fare con la mia professione di architetto. Trovo affascinante pensare che un oggetto d’arredo non sia scelto da noi, ma sia lui a farsi scegliere, che abbia il potere di sedurre, e mi piace lasciare che questo potere si impossessi dei miei pensieri portandomi a cercare di comprendere il senso di ciò che sto osservando: non un oggetto, ma un percorso di pensiero.
Il Perchè di “Orgasmo Creativo”
New York, primi anni quaranta. Jackson Pollock si appresta a divenire uno dei maggiori esponenti dell’espressionismo astratto ma ora ha un problema: il suo problema è un muro bianco. Un muro bianco in una casa di Manhattan, la casa di una collezionista, la casa di Peggy Guggenheim, la prima a credere in lui, la prima a commissionargli un’opera così grande. Un muro bianco di due metri e mezzo per sei è li, statico, irriverente.
Qualcuno sostiene che ci vollero due mesi prima che accadesse, ma accadde. La calma divenne tempesta, il pensiero azione e Pollock riversò su quel muro il proprio orgasmo creativo: in una sola notte creò il capolavoro chiamato “mural”, l’opera che gli aprì le porte del successo internazionale. Continua…